La signora melograno

Goli Taraghi è una narratrice nata. Scrive storie originali e universali, piene di passione, di curiosità, di empatia.

E anche di tristezza. Nelle sue pagine c’è un po’ dello spirito fragile e resistentissimo dell’Iran: vibrante e sensuale, ammiccante quando è serio, tormentato quando scherza, traboccante, sempre, di amore per la vita.

Azar Nafisi, autrice di Leggere Lolita a Tehran

 

La signora melogranoTraduzione dal persiano di Anna Vanzan
ISBN 9788899066017
224 pagine
€ 14.00

 

 

 

 

 

 

L’infanzia nell’Iran prima della Rivoluzione, l’esilio a Parigi, i ritorni in una Tehran diversa ma ancora piena di incanti: la scrittura di Goli Taraghi si alimenta di ricordi e le sue storie nascono dall’avventura della lontananza. Donne, uomini, ragazzi, spesso spaesati ma non sconfitti, si addentrano in avventure mai banali, raccontate con una cifra inconfondibile, fatta di osservazione acuta, impazienza e tenerezza. A Tehran, a Parigi o negli aeroporti che conducono i personaggi da un esilio all’altro, piccole e grandi peripezie si inanellano secondo un ritmo che sottolinea, nell’infinità dei dettagli, quelli che condensano il mistero di vite intere. La salvezza sta nello sguardo, capace di disegnare quadri di volta in volta amari o autenticamente comici. La signora melograno propone per la prima volta in italiano una scelta rappresentativa dell’intero percorso dell’autrice.

 

Dov’è possibile acquistare il libro:

jacaLibreria Jaca Book
Via Frua 11, 20146 Milano (Lun/Ven 9,30-19,30; Sab 14,30-19,30)
Info: libreria@jacabook.it - Tel. 02.485615.20

Online: IBS, Amazon
Nelle migliori librerie italiane

 

UN ESTRATTO

“Aeroporto Mehrabad, Tehran, volo Airfrance 726
Sono le due, il che significa una notte insonne. Anche amarezza, pena, affanno, più la tristezza e l’ansia rispetto al mio futuro. Ho pensieri oziosi, tipo vado in Francia, ci rimango e non torno più; o fantasie ancora più oziose, immagino di rimanere nella cara Tehran, con i suoi pregi e i suoi difetti e di lì non mi schiodo. In entrambi i casi mi libererei dalla pena di questo vagabondare, da quest’andirivieni eterno (eterno rispetto alla mia vita), da questi voli a ore impossibili che affronto trascinando la valigia attraverso la dogana come se rappresentasse il ponte per il Paradiso, da queste ispezioni sprezzanti sul corpo, nelle scarpe, in borsa, perfino negli orifizi di naso e orecchie. Arrivederci. Senza una parola, senza uno sguardo, fredda e rapida, con la gola strozzata da un’inspiegabile collera che non devo dare a vedere, colma di un senso di amarezza che bisogna mandare giù, con forza, fino in fondo.”

 

Author: calabuig

Share This Post On